Giornalismo é verifica delle notizie. Tutto il resto e’ gossip e diffamazione

Alcuni casi di cronaca giornalistica (si fa per dire) hanno portato alla ribalta il tema della verifica preventiva delle notizie. Due giornalisti italiani hanno infatti dato una notizia salvo precisare che era in corso una verifica. Troppo facile e troppo comodo. Una notizia infatti é tale se il giornalista opera, secondo i criteri deontologici, una verifica delle fonti, della veridicità dei fatti. Diffondere una notizia che non è stata verificata pone il giornalismo allo stesso piano del gossip, della diceria, dell’indiscrezione e il fatto di precisare che sono in corso delle verifiche sulla effettiva veridicità della presunta notizia non pone al riparo coloro che la diffondono. In un’epoca come la nostra nella quale imperversano le mistificazioni, la disinformazione organizzata e la manipolazione dei fatti attraverso i social media, se vengono a mancare le garanzie di un buon giornalismo, non sarà più possibile distinguere ciò che é vero da ciò che non lo é. Il giornalismo é essenzialmente verifica e controllo della notizia. Tutto il resto é diffamazione.
(La verifica delle fonti non è una buona pratica facoltativa: è un obbligo deontologico e giuridico, sancito dalla legge professionale n. 69/1963 e ribadito nel Testo Unico dei Doveri del Giornalista, oltre che nel nuovo Codice deontologico in vigore dal 1° giugno 2025. Ancora più chiaro è il principio della verità sostanziale dei fatti: il giornalista ha il dovere inderogabile di rispettarla, operando con lealtà e buona fede).

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L'APPROFONDIMENTO

E' stato sottoscritto oggi il protocollo d'Intesa tra Regione Umbria, Anci Umbria e le organizzazioni sindacali dei lavoratori del credito (Fabi, First-Cisl, Fisac-Cgil, Uilca, Unisin). Con questo atto, valido per i prossimi quattro anni, Regione, Comuni umbri e sindacati bancari si impegnano a lavorare insieme per contrastare la desertificazione bancaria, garantendo la qualità dei servizi e sostegno all'economia locale, e affrontare con determinazione le criticità del settore del credito, garantendo al contempo la stabilità occupazionale nel settore. L'intesa nasce da un percorso di confronto avviato già nella primavera del 2026 tra Regione, Anci Umbria e le sigle sindacali del credito, che ha portato a individuare strumenti condivisi per contenere un fenomeno che negli ultimi anni ha colpito duramente il territorio umbro. I numeri che hanno motivato l'iniziativa, esposti prima della firma dall'assessore allo Sviluppo economico Francesco De Rebotti, sono allarmanti. Secondo i più recenti dati disponibili sulla desertificazione bancaria, in Umbria vivono ormai circa 53mila persone in Comuni completamente privi di sportelli bancari, un numero cresciuto del 10% solo nell'ultimo anno, mentre sono circa 3.400 le imprese che non hanno più una filiale di riferimento sul proprio territorio, anch'esse in aumento del 10%. Un terzo dei Comuni umbri è oggi senza alcuno sportello bancario, e altri 24 Comuni ne conservano soltanto uno: condizione che, se il trend non dovesse cambiare, rischia entro pochi anni di lasciare senza filiali oltre la metà dei Comuni della regione. ''Un fenomeno - ha detto la presidente della Regione Stefania Proietti - che incide profondamente sulla vita quotidiana delle persone e delle imprese, colpendo in particolare le aree interne, i borghi e i piccoli Comuni umbri, dove la chiusura di uno sportello significa spesso l'ultimo presidio di prossimità che viene meno. Da qui la scelta di istituzioni e parti sociali di costruire una risposta di sistema, la prima a livello nazionale, condivisa e non più affidata alla sola iniziativa dei singoli soggetti. Sono intenzionata a sottoporla alla Conferenza delle Regioni, affinché possa servire da paradigma per la sottoscrizione di altri documenti analoghi. La giunta regionale si impegna a promuovere politiche di sostegno al credito e al lavoro, a coordinare queste azioni con le strategie già in campo per le aree interne e i piccoli borghi, e a intervenire direttamente presso gli istituti di credito affinché mantengano una presenza territoriale adeguata alle esigenze di cittadini e imprese, invitando i Comuni a fare altrettanto presso ad esempio l'istituto di credito che ne cura la tesoreria''.